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LA DRAMMATICA STORIA DI MAURIZIO SCHILLACI: DA GRANDE PROMESSA A CLOCHARD

Immagine di  Mauler |  CC BY-NC-ND 2.5 IT

Quella che sto per raccontarvi (prima di me lo ha fatto qualcun altro, probabilmente ben più autorevole) è una storia agghiacciante che mi ha molto colpito ma che a pensarci bene è in perfetta sintonia con gli scenari dove si sta consumando.
E gli scenari sono essenzialmente due: Palermo ed il dorato ed al tempo stesso illusorio mondo del calcio.
Lo sfortunato protagonista però è soltanto uno e cioè Antonio Maurizio Schillaci, ex calciatore ed ex pallino di Zdenek Zeman che prometteva molto e che invece ha mantenuto molto, troppo poco, fino a deragliare nella droga e in una vita da clochard, dopo aver conosciuto persino la galera ed aver visto più volte in faccia il colore della morte.
Cugino del più celebre Totò, protagonista assoluto delle “Notti Magiche” di Italia ’90, Maurizio Schillaci che attualmente ha 51 anni (è nato a Palermo il 1 febbraio del 1962) come detto prometteva molto bene e tecnicamente era più dotato del celebre cugino che però al contrario suo ebbe molta più fortuna, militando da protagonista in squadre come Juventus ed Inter, oltre che nella nazionale di Azeglio Vicini che sfiorò il titolo mondiale, eliminata soltanto ai calci di rigore dall’Argentina di Maradona in una folle notte napoletana, piena di contrasti e di strani fluidi.
La carriera di Maurizio ebbe inizio nelle giovanili del Palermo, dove negli allievi e nella primavera ebbe come maestro Zdenek Zeman; poi arrivò l’esordio in prima squadra dove tra il 1981 ed il 1983 collezionò appena 4 presenze, condite da 2 reti. Dopo una brevissima esperienza al Rimini, lo stesso Zeman lo rivolle con sé a Licata dove tra serie B e serie C realizzò 22 gol in 66 partite.
Erano tempi in cui tutti i giornali e tutti i tifosi siciliani parlavano di loro due: di Maurizio e di Totò che da Licata a Messina si sfidavano a suon di gol. E quelli sono stati gli anni più belli, consumati coltivando sogni e vivendo la vita ed il calcio con grande spensieratezza. Maurizio volava sulla fascia armoniosamente nel 4-3-3 zemaniano, era amato dai compagni per la sua generosità e per le sue doti da leader ed era idolatrato dai tifosi. Zeman era sempre più innamorato di lui e del suo calcio e lo voleva portare con sé al Foggia, ma quando sembrava tutto fatto, il presidente dei satanelli Casillo non si presentò all’appuntamento con il Licata per mettere nero su bianco  e tutto sfumò.
Spuntò fuori la Lazio che all’epoca militava in serie B, per volontà di Eugenio Fascetti, ma l’impatto con il grande calcio e con una grande piazza fu per lui traumatico. Un quadriennale da 500 milioni a stagione gli fece perdere la testa ed il resto lo fece un misterioso infortunio mal curato e soprattutto una diagnosi medica completamente errata. Maurizio che nel corso della sua carriera ha cambiato ben 38 auto fu vittima di sé stesso e di una grave lesione al tendine, scambiata per un semplice stiramento.
Cosicché la stagione 1986-87 che per lui doveva rappresentare il definitivo trampolino di lancio verso la gloria si trasformò invece in un autentico calvario fisico, professionale e psicologico.
Appena un misero gol e soltanto 11 presenze, prima di ritornare nella sua Sicilia, questa volta a Messina, in prestito, dove ad accoglierlo a braccia aperte c’era ancora una volta il suo maestro Zdenek Zeman, costante filo conduttore della sua carriera.
E lì ritrovò anche suo cugino Totò, ma ormai Maurizio non era più lui e venne ribattezzato: “Il malato immaginario” oppure “Il calciatore misterioso”. A Messina scoprirono la natura fisica del suo problema e lo spedirono ad operarsi a Barcellona ma ormai la sua testa aveva deciso di fare dietrofront, prendendo definitivamente a calci la carriera.
Cosicché anche a Messina le cose andarono decisamente male: appena un gol ma soprattutto appena 22 presenze tra il 1987 ed il 1989 per colpa di quel tendine bucato.
Nulla però in confronto a ben altri tipi di buchi che arriveranno di lì a poco.
Antonio Maurizio, la grande promessa mancata, sta scivolando via insieme alla sua carriera che nel frattempo si sta spegnendo nella Juve Stabia, dove milita dal 1989 fino al 1992.
Ed è proprio a Castellammare che Maurizio fa il definitivo salto nel buio, cedendo di schianto alla propria debolezza e conoscendo dapprima la cocaina e poi persino l’eroina.
Nel frattempo arriva pure la separazione dalla prima moglie Rossana, palermitana doc come lui a complicargli ulteriormente le cose e a far aumentare a dismisura il proprio malessere interiore.
L’ex calciatore di talento, dotato di corsa e fantasia, di ottima tecnica e di fiuto del gol, di inarrestabili progressioni e di tanta generosità si è dissolto in fretta, lasciando il posto ad una larva umana costretta a raccattare e a elemosinare la vita nelle strade popolari della sua Palermo. Perché Maurizio che nel corso della sua rovinosa caduta ha conosciuto persino due arresti ed ha sfiorato quattro volte la morte per overdose(una volta come ha lui stesso raccontato si è persino iniettato in vena un grammo di cocaina) oggi vive da clochard o se preferite da homeless, insomma da senza tetto, costretto a dormire nei treni fermi alla stazione e a raccattare qualche scarto alimentare nel mercato della “Vuccìria”.
Di quel meraviglioso fantasista, trasformato da Zeman in un eccellente esterno d’attacco non è rimasto più nulla ed il volto scavato nelle mille disavventure ne è l’immagine più eloquente, una sorta di condanna stampata sul viso.
Maurizio che nel frattempo sembra essere almeno uscito dal tunnel della droga (prende il metadone da nove anni) ha provato a ricostruirsi un’esistenza umana e professionale ma sin qui non c’è riuscito.
Lavorava alla scuola calcio del celebre cugino Salvatore che però gli dava soltanto 300mila lire, sufficienti appena a coprire le spese e per di più doveva convivere con le chiacchiere dei molti genitori che si rifiutavano di accompagnare i propri figli da chi si drogava.
E poi a seguire è terminata anche la sua storia d’amore con Francesca, dopo cinque anni vissuti intensamente, a causa delle forti pressioni esercitate dai genitori di lei.
Maurizio ha lasciato l’appartamento di piazza Europa, acquistato per 200 milioni di lire in contanti quando aveva 24 anni alla primogenita Giada che non sente più, così come avviene con Alessia, nata invece dal secondo matrimonio.
Loro a quanto pare lo hanno dimenticato e abbandonato al proprio destino ma lui ha smesso di cercarle perché attualmente non può offrirgli nulla e non ha neppure i soldi o un tavolino per invitarle a pranzo.
Dopo tanti errori e dopo tante drammatiche disavventure, l’ex grande promessa ora sogna un lavoro normale (ma non dal cugino Totò che a suo dire poteva e doveva pensarci prima) e la possibilità di affittarsi quantomeno una stanza decorosa per poter invitare a cena le proprie figlie.
Il suo vecchio maestro Zeman, oltre a ricordare con toccante nostalgia le sue qualità tecniche, gli ha spedito un sentito augurio di vita da lontano. Ora però tocca a lui aiutarsi e farsi aiutare per non ridurre definitivamente tutto in polvere: quella polvere da cui è partito ed in cui è ripiombato dopo aver guadagnato tanti soldi ed aver conosciuto la fama, lo spreco ed il successo.
Forse nella vita non è mai troppo tardi perché come si suol dire in questi casi finché c’è vita c’è speranza…
Anche se a Maurizio Schillaci questa volta serve davvero un Eurogoal per tirarsi fuori dai guai!

One comment to LA DRAMMATICA STORIA DI MAURIZIO SCHILLACI: DA GRANDE PROMESSA A CLOCHARD

  • gianluca coluzzi  dice:

    Quanti conoscevano questa storia? Pochissimi, credo.

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